Formafantasma

Investigativo, collaborativo e interdisciplinare. È l’approccio olistico con cui Andrea Trimarchi e Simone Farresin incarnano il significato del design contemporaneo. Convinti che possa indirizzarci verso una cittadinanza più responsabile e un futuro degno (e bello) di essere vissuto. Oltre ad aver curato gli allestimenti di cinque capsule tematiche alla Biennale Arte di Venezia, e a essere fra i protagonisti indiscussi della Milano Design Week, hanno dedicato agli alberi e all’industria del legno il loro più recente progetto, mettendoci in guardia sulle disastrose conseguenze che potrebbe subire l’ambiente nel quale viviamo. Questa la mia intervista pubblicata sul numero 102 del magazine italiano POSH

Potrebbe sembrare inafferrabile, ma non è così. Dietro il nome Formafantasma operano due impegnatissimi designer italiani che, dopo oltre un decennio trascorso nei Paesi Bassi, sono recentemente tornati a vivere e lavorare in Italia, aprendo a Milano il loro nuovo studio. Già acclamati da Dezeen e Wallpaper come designer dell’anno, Andrea Trimarchi e Simone Farresin sperimentano linguaggi e approcci in continua mutazione, esplorando tematiche come la relazione tra tradizioni e culture locali, riqualificando il significato degli oggetti come canali culturali e sviluppando critiche contemporanee a sostenibilità e produzione. Nel percepire il loro ruolo di ponte tra artigianato, industria, oggetto e utente, sono da sempre interessati a creare collegamenti tra la loro pratica basata sulla ricerca e su una più ampia industria del design, tanto che i loro lavori sono stati commissionati da una varietà di partner fra cui Fendi, Hermès, Rado, Lexus o Flos. Che si tratti di progettare per un cliente o d’indagare su applicazioni alternative di materiali, medesima è la rigorosa attenzione data al contesto, al processo e al dettaglio, trasformando la qualità del risultato in opera d’arte, quasi finalizzata a sensibilizzare e stimolare la riflessione, più che a essere venduta. Non c’è da stupirsi se i disegni di Formafantasma sono stati esposti da realtà internazionali quali il MoMA e il Metropolitan Museum di New York, la Fondation Cartier e il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Victoria and Albert Museum di Londra o lo Stedelijk Museum di Amsterdam, che li hanno poi acquisiti per le loro collezioni. Il loro già esteso portfolio vanta progetti come Botanica, una ricerca sulla bio-plastica e i polimeri naturali estratti da piante e derivati animali incarnata in una serie di vasi, De Natura Fossilium, una collezione di oggetti realizzati con lava vulcanica, modellata e trattata come fosse vetro, e Ore Streams, uno studio sulla crescita compulsiva dei rifiuti elettronici in seguito alla sovrapproduzione e alla programmata obsolescenza dei dispositivi. Attualmente sono in tour con Cambio, un’esposizione multidisciplinare, iniziata dalla Serpentine Gallery di Londra e curata da Hans Ulrich Obrist e Rebecca Lewin, che indaga l’industria del legno, diventata in breve tempo una delle attività produttive di maggior impatto, sia in termini economici che ecologici. Attraverso questo nuovo progetto, che con la curatela di Damian Fopp fa tappa ora al Museum für Gestaltung di Zurigo, dove li abbiamo incontrati, Andrea Trimarchi e Simone Farresin evidenziano il ruolo centrale e la responsabilità del design nel generare consapevolezza sull’emergenza ambientale. 

Wood samples with special features, ETH Zürich, Wood Materials Science, 2021 © Umberto Romito und Ivan Suta / Museum für Gestaltung Zürich

Si è appena inaugurata la Biennale Arte di Venezia, avete collaborato con la curatrice Cecilia Alemani? 

Andrea Trimarchi e Simone Farresin Abbiamo lavorato sul layout della mostra e più da vicino sull’allestimento di 5 sezioni storiche attorno alle quali gravitano i concetti curatoriali. Mentre i visitatori si muovono attraverso la mostra nel Padiglione Centrale e nelle Corderie, incontrano cinque piccole sezioni storiche: costellazioni in miniatura di opere d’arte, oggetti trovati e documenti, raggruppati insieme per esplorare alcuni temi chiave. Concepite come capsule del tempo, queste mostre all’interno della mostra forniscono ulteriori strumenti di indagine e in-trospezione, tessendo una rete di riferimenti ed echi che collegano opere d’arte del passato, fra cui importanti prestiti museali e selezioni non convenzionali, ai pezzi di artisti contemporanei nello spazio circostante. 

Formafantasma è un nome che sembra quasi un paradosso per un designer. Perché avete scelto di chiamarvi così? 

SF Innanzi tutto perché come designer non lavoriamo in maniera classica, poi perché volevamo sottolineare come il design non sia relegato alla solo forma. Forma che invece è una conseguenza di un processo creativo che, nel nostro contesto, si modifica e si evolve a seconda dei progetti su cui siamo impegnati.

Formafantasma: Cambio, Serpentine Galleries, 2019, © George Darrell

Avete costruito il vostro successo nei Paesi Bassi. Cosa vi ha spinto ora a tornare in Italia? 

SF Abbiamo studiato prima a Firenze, dove ci siamo conosciuti, e poi altri due anni in Olanda, rimanendoci per oltre un decennio e conservando tuttora un piccolo studio a Rotterdam. Il rientro in Italia è stato motivato, oltre che da necessità personali, dalla consapevolezza che fosse arrivato il momento giusto per aprire il nostro studio principale a Milano. Consapevoli di chi siamo, abbiamo la sensazione che questa città, caratterizzata da molte distrazioni e da una visione molto superficiale del design, non da parte di tutti ovviamente, sia particolarmente interessante in questo momento.

AT La scelta di vivere praticamente 14 anni in Olanda è stata dettata da diversi fattori. Innanzi per la presenza di ottime scuole, come la Design Academy di Eindhoven che abbiamo frequentato da studenti. In seguito siamo diventi parte del suo corpo docente e attualmente ne dirigiamo un dipartimento. Va inoltre sottolineato che in Olanda esiste una generazione di designer, la nostra, che ha sempre avuto una voce per esprimersi, che in Italia era invece piuttosto complicato avere. Ora la situazione è cambiata, motivo fra i tanti per cui siamo tornati. 

Cosa vi ha portato a collocare il design all’interno delle tematiche ecologiche? 

SF In questo momento storico per un designer è normale porsi domande di tipo ecologico. È imprescindibile farlo e siamo convinti che, nonostante tutto, la crisi climatica rappresenti una grande possibilità dal punto di vista intellettuale. È come se ci ritrovassimo in un periodo quasi simile a quello del dopoguerra, quando c’era bisogno di una ricostruzione totale; nel nostro contemporaneo la ricostruzione è ovviamente di tipo ecologico. Non più circoscritto solo alla creazione di prodotti desiderabili per cittadini e utenti, il design può rivestire un ruolo nuovo, decisamente più interessante, diventando a pieno titolo uno strumento per la transazione ecologica. 

Formafantasma, Sawmill of the Magnifica Comunità di Fiemme, film stills, 2019, Ziano, IT,
© Formafantasma. Video: C41

Come sperate d’influenzare questa professione e, di riflesso, rendere i consumatori più consapevoli?

AT Sicuramente non parlando più di consumatori ma di cittadini. Una frase che ho in realtà rubato a Paola Antonelli (curatrice del Dipartimento di Architettura e Design del MoMa di New York, ndr), e che qualifica come più responsabili e rispettose le persone che acquistano. Sì, sono sempre più convinto che per cambiare il modo in cui raccontiamo il design, si debba iniziare proprio dal linguaggio. Come speriamo d’influenzare il design? Lo facciamo a vari livelli: sia con una mostra come Cambio, provocatoria ed educativa allo stesso tempo, sia con la nostra attività di docenti. E speriamo di continuare a farlo con i contenuti, poiché in ultima analisi tutto si concentra a ciò. Crediamo ci sia bisogno di una grande riforma di pensiero e riteniamo che questo sia il momento ideale per farlo. 

Oggigiorno tutto sembra ruotare attorno alla sostenibilità. Che rapporto avete con questa parola così inflazionata?

SF Un rapporto complesso. Dalla lettura di alcuni testi, sembra che l’idea di sostenibilità abbia origine in Germania e, collegata a pratiche di tipo forestali, sia emersa quando l’Europa cominciò a essere massicciamente deforestata. È in quel periodo storico che cominciò a svilupparsi la consapevolezza del bisogno di creare cicli di ricrescita degli alberi che fossero sostenibili coi cicli prettamente economici. Ciò spiega quale sia l’obiettivo ultimo della sostenibilità: rendere in qualche modo sostenibile la connessione tra ecosistema e produzione. Se però il sistema economico di cui si parla è quello del capitalismo espansivo e pantagruelico, basato sulla crescita continua, come potrà mai essere sostenibile? Ecco perché noi a Formafantasma preferiamo parlare di ecologia piuttosto che di sostenibilità, termine la cui connotazione è sempre più legata al mercato. Parliamo di un’ecologia non relegata esclusivamente a dinamiche ambientali, ma soprattutto che coinvolga il prodotto; che riguarda quindi l’estrazione dei materiali, le loro trasformazioni in oggetti, il dopo vita di quest’ultimi e via discorrendo. 

AT Ciò si ricollega a quanto avevo accennato prima: è necessario riformare il linguaggio che ruota attorno a queste tematiche. Non più parlare di sostenibilità ma di ecologia, non più di consumatori ma di cittadini, non più di cambiamento climatico ma di crisi climatica. 

Darius Kinsey, Logging train and donkeys in the wonderful woods of Washington, 1908, Courtesy Getty Open Content Program

Con Cambio conducete un’indagine sull’industria del legno. Quali sono i problemi principali e più urgenti che dovrebbero essere affrontati affinché questo settore possa cambiare in meglio?

SF Innanzitutto è necessario che gli alberi siano riconosciuti non sono solo come risorse di legno ma a tutti gli effetti degli esseri viventi, che contribuiscono al benessere del pianeta e conseguentemente della nostra salute. Praticamente che vengano rispettati per il loro contributo all’incameramento di anidride carbonica. Credo poi ci sia l’esigenza di creare nuove certificazioni forestali, poiché le due attuali, FSC e PEFC, non sono più sufficienti.

AT Trattasi di certificazioni nate da soggetti privati e regolate da dinamiche prettamente politiche; sarebbero necessarie invece certificazioni di carattere più governativo.

SF Vi è infine da migliorare la governance delle foreste. Le dinamiche che regolano la protezione forestale dovrebbero essere gestite a livello transnazionale, ma a causa delle frequenti tensioni geopolitiche ciò avviene raramente. Se abbiamo abbracciato un’economia globale è necessario allora sviluppare una politica ambientale globale. Sappiamo però essere complessa da definire. Spesso si trasforma in mera imposizione da parte dei paesi occidentali verso quelli in via di sviluppo. Popoli che giustamente aspirano alla loro fetta di espansione economica. 

Gli alberi sono una parte rilevante di questa esposizione e in generale del vostro lavoro. Cosa vi hanno insegnato e cosa tuttora vi stanno insegnando?

SF L’umiltà. Come umani pensiamo di essere dei padroni assoluti, capi indiscussi del sistema pianeta, ma non è così. La verità è che coabitiamo assieme a tutti gli altri elementi naturali, e gli alberi ci stanno insegnando proprio questo.

Formafantasma, Cambio: Visual Essay, film stills, 2020, Green screen in Bosco del Chi- gnolo, Montemerlo, IT, © Formafantasma. Video: C41

Un albero preferito? Una foresta in cui vorreste “perdervi”?

AT Probabilmente è un albero da frutto, e da buon siciliano direi il limone. E probabilmente sì, mi piacerebbe perdermi in una foresta. In realtà mi piacerebbe perdermi nell’Amazzonia. Non ci siamo ancora stati, ma speriamo di poterla vedere presto. 

SF Concordo sull’Amazzonia. Per ragioni lavorative stiamo attualmente studiando il sistema forestale finlandese, per cui sceglierei la betulla come mio albero preferito.

Designer, ma anche educatori. Oltre a essere ancora coinvolti nel corso triennale di Laurea in Design a Siracusa, dirigete attualmente il master di GEO-Design alla Design Academy di Eindhoven. Qual è il vostro rapporto con la formazione?

AT Il nostro ruolo di educatori è importante tanto quanto la nostra attività di studio. È interessante osservare come esista una generazione più giovane della nostra già così radicale, che ha veramente intenzione di cambiare il mondo e che sta affrontando le giuste tematiche. Nonostante questi giovani abbiano tantissimi strumenti a disposizione per portare avanti le proprie battaglie, si ritrovano ad agire in un mondo piuttosto complesso. Il nostro compito all’interno di GEO-Design è di dar loro gli strumenti adatti per capire questa complessità. Si tratta di un corso multidisciplinare che, promuovendo l’idea del design espansivo, rimane comunque ancorato alla disciplina del design. 

Formafantasma, Seeing the Wood for the Trees, film still, 2020, © Formafantasma. Video: Johanna Seelemann

Quali consigli vi sentireste di dare a un giovane italiano intenzionato a intraprendere la vostra professione?

AT Una cosa che diciamo sempre ai nostri studenti è quella di non aver paura. Percepiamo la loro preoccupazione; “we are concerned”, “we are afraid”, ripetono spesso. Riteniamo sia un atteggiamento controproducente a quell’età, quando ancora non si ha nulla da perdere. Li esortiamo inoltre ad avere il coraggio di saper dire di no. Noi lo abbiamo ripetuto spessissimo all’inizio della nostra carriera. Dicevamo più no a quel tempo che adesso. È il momento giusto per farlo, se soldi non ce ne sono e si guadagna comunque poco, meglio allora dedicarsi a progetti che si ritengono importanti e formativi.

SF Consigliamo anche di essere onesti con se stessi, capire se, come singoli, si sia in grado di comunicare qualcosa, altrimenti conviene trovarsi un altro lavoro.

Cosa vi sta lasciando la pandemia?

AT Diciamo che la pandemia ci ha permesso di apprendere a lavorare in maniera differente. Grazie a Zoom, ad esempio, non viaggiamo più così spesso per partecipare a conferenze o incontrare clienti. Ora però è subentrata una forma di stanchezza, probabilmente tutti vorremmo ricominciare una vita normale, possibilmente continuando a utilizzare gli strumenti tecnologici scoperti nel corso della pandemia.

SF Personalmente mi ha lasciato una sensazione di demarcazione, come se ci fosse costantemente una linea che divida il prima e il dopo. Ora sono sempre più insofferente verso situazioni stupide e inutili, e molto triste nel constatare che nulla sia poi tanto cambiato. 

Formafantasma, Quercus, film stills, 2020, © Formafantasma

Coi social, e in particolare con Instagram, si sono aperte grandi opportunità per raccontare il design in modo differente. Come li utilizzate per il vostro lavoro?

AT Instagram è uno strumento ovviamente molto potente, ma raramente lo utilizziamo per promuovere i prodotti o i progetti realizzati. Su questa piattaforma preferiamo mostrare il backstage delle nostre ricerche. Con Cambio, ad esempio, lo abbiamo assiduamente impiegato per far comprendere a quali tematiche ci stavamo approcciando. Siamo stati fra i primi a organizzare live talk durante il lockdown, creando “Antenna Fantasma”, un programma settimanale di conversazioni su design ed ecologia, in risposta alla chiusura temporanea della mostra Cambio ospitata a quel tempo dalla Serpentine Gallery a Londra. Possiamo affermare d’aver quasi sempre utilizzato Instagram come strumento di divulgazione.

SF E anche di archiviazione. Determinati aspetti di Cambio, che non avrebbero potuto funzionare nel formato mostra o catalogo, hanno trovato spazio su Instagram, espandendo così il tangibile. 

A quale progetto state attualmente lavorando?

AT In realtà sono oltre una ventina i progetti su cui siamo contemporaneamente impegnati. Tra febbraio e giugno 2022 verranno inaugurati alcuni progetti di exhibition-design, di cui però non possiamo anticipare nulla. Altri lavori sono legati ad aziende di produzione e al prossimo Salone del Mobile di Milano collaboreremo ad esempio con una casa di moda. Al Museo del design di Helsinki porteremo Cambio in una forma completamente diversa da quella visibile a Zurigo; sarà dedicata alla Finlandia con l’azienda Artek come case studio. Con la National Gallery di Oslo stiamo sviluppando un progetto di ricerca che, seppur dedicato a un tema completamente diverso, continuerà la visione di Cambio. Imminente è il lancio di un prodotto industriale realizzato in collaborazione con l’azienda svedese Hem. Stiamo anche lavorando a un progetto di mobilità con una nuova azienda automobilistica. Insomma, vari progetti su varie scale. 

Formafantasma: Cambio, Serpentine Galleries, 2019, © George Darrell

Avete un sogno nel cassetto in cui vorreste essere coinvolti?

AT Domanda difficile a cui rispondere. Attualmente ci riteniamo fortunati. Cambio ha permesso a molte delle aziende con cui lavoriamo di comprendere il nostro approccio olistico al design. Motivo per cui le commissioni che riceviamo sono molto precise. 

SF Ci piacerebbe che le aziende ci coinvolgano non solo per la nostra originale visione del prodotto, ma anche per aiutarle nel sviluppare la loro strategia dal un punto di vista ecologico. 

Quali saranno le parole chiave di Formafantasma per il 2022?

AT SF Profondità, empatia e focus. Profondità, per capire ancora meglio il momento storico che stiamo vivendo, anche in senso filosofico. Empatia, perché quella di cui abbiamo bisogno non è mai abbastanza. E focus, perché aspiriamo a lavorare meno e meglio.

Il trailer della mostra Cambio di Formafantasma al Museum für Gestaltung Zürich

Immagine di copertina: Andrea Trimarchi e Simone Farresin fotografati da Renée de Groot Tutte le immagini: Courtesy Museum für Gestaltung Zürich Si ringrazia per la collaborazione: Leona Veronesi Intervista realizzata il 03.12.2021 al Museum für Gestaltung Zürich e pubblicata in anteprima alle pagine 152-159 del numero 102 del magazine italiano POSH

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