Tenera è la notte

S’intitola “Because the Night” ed è una mostra che illumina la notte come luogo di libertà. Al Fotomuseum di Winterthur, sei giovani artisti internazionali raccontano con le loro immagini le molteplici forme che la vita notturna può assumere, i linguaggi visivi delle varie scene musicali e le modalità di espressione delle singole sottoculture. Svelando un mondo parallelo che vive dal tramonto all’alba

Perché la notte appartiene agli amanti… appartiene alla lussuria… appartiene a noi”. Così recitano alcune delle più famose strofe cantate da Patty Smith. Parole che nella mostra fotografica “Because the Night”, curata da Nadine Wietlisbach, trovano la loro massima affermazione. Certo, la notte è buia e a volte minacciosa, ma spesso è il pratico veicolo che, come la carrozza a forma di zucca di Cenerentola, conduce verso un altro mondo. Uscire di casa, evadere dalla vita quotidiana, immergersi in una folla danzante, lasciando che i propri desideri vengano assecondati. I club e i bar sono per molti luoghi di libertà, paradisi per evadere, occasioni per divertirsi. L’eccitazione provocata dalla loro frequentazione deriva dal fatto che questi locali seguono proprie regole, che spesso si esprimono in comportamenti trasgressivi ed eccessivi, a volte anche violenti. Contemporaneamente possono offrire luoghi dove rifugiarsi, spazi sicuri all’interno dei quali vengono negoziate o vissute identità, spesso segrete, dove sottoculture e comunità possono svilupparsi liberamente al di fuori delle tendenze dominanti, lontano dalle norme morali e dai sistemi di valori imposti dalla società. Negli spazi del Fotomuseum di Winterthur, a una mezz’ora da Zurigo, sono esposte le fotografie di Georg Gatsas, Bárbara Wagner con Benjamin de Burca e Tobias Zielony che esaminano le complesse reti di relazioni associate alla vita notturna e i relativi valori sociali e politici. Dialogando con le prospettive radicalmente personali di Bieke Depoorter e Thembinkosi Hlatshwayo che offrono una prospettiva intima delle modalità notturne attraverso la quali l’individuo negozia col suo ambiente. Queste posizioni internazionali, in mostra fino al 16 febbraio 2020, sono il riflesso di una giovanissima generazione di artisti esposti al fermento della vita moderna che, muovendosi in un mondo complesso carico di transizioni politiche, lo sanno documentare senza riserve. Rigorosamente in ordine di preferenza personale.

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Tobias Zielony, Mask, 2017. Dalla serie “Maskirovka”. © Tobias Zielony. Courtesy Tobias Zielony e KOW, Berlin

Il fotografo tedesco Tobias Zielony ha vissuto in Ucraina dall’ottobre 2016 al luglio 2017. Durante questo periodo è entrato in contatto con la scena underground queer e techno di Kiev, sviluppatasi conseguentemente all’Euromaidan, le manifestazioni avvenute nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2013 all’indomani della sospensione da parte del governo dell’accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea. Il titolo del suo lavoro, “Maskirovka”, si riferisce a una delle tattiche tradizionali dell’esercito russo, ovvero l’inganno. Si concentra sui “piccoli uomini verdi”, le forze speciali russe che hanno occupato la Crimea e sostenuto le truppe filo-russe nell’Ucraina orientale, nascondendo il proprio volto dietro passamontagna verdi. Le maschere sono state anche un’importante salvaguardia per i manifestanti, proteggendoli dai gas lacrimogeni usati contro di loro e nascondendone l’identità alle autorità. Zielony ha scattato un totale di quarantadue fotografie e ha realizzato un film d’animazione composto da 5.400 singole immagini. Insieme creano un cacofonico racconto visivo di quei moti insurrezionali, catturato per strada e nei club e intrecciato con il materiale dei telegiornali di Kiev. La realtà stratificata di un paese in subbuglio è raccontata attraverso una comunità che cerca di rioccupare lo spazio simbolico e politico dell’ambiente circostante e trovando la sua libertà al riparo dell’oscurità.

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Thembinkosi Hlatshwayo, dalla serie “Slaghuis”, 2018

Nella sua serie “Slaghuis” (mattatoio o massacro) il sudafricano Thembinkosi Hlatshwayo ci mette a confronto con i problemi legati alla crescita in una shebeen, una taverna illegale di una township di Johannesburg. I suoi collage fotografici e le sue composizioni per lo più minimaliste costituiscono frammenti narrativi la cui fitta disposizione trasmette il senso di quanto debba essere difficile prendere coscienza che la propria casa non funge più da rifugio sicuro, ma diventa un luogo le cui notti sono caratterizzate dalla mancanza di autocontrollo e dalla brutalità. L’elevato consumo di alcolici, unito a condizioni sociali estremamente impegnative e a una concomitante elevata propensione alla violenza, formano una struttura tossica che negli anni ha dominato le notti dell’artista. Parallelamente alle immagini, quasi prive di qualsiasi presenza umana e che mostrano le prove degli eccessi, Hlatshwayo condivide con noi i suoi conflitti interiori, la sensazione di impotenza e la conseguente incapacità di affrontare apertamente questi problemi, mediata da brevi flussi di coscienza annotati con parole.

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Georg Gatsas, Dancers, 2009

Con il ciclo “Signal the Future” lo svizzero Georg Gatsas segue diversi protagonisti della scena londinese dei club a partire dal 2008, poco dopo che il genere musicale britannico Dubstep si affermò a livello internazionale. Ritratti di frequentatori di club che sembrano istantanee scattate davanti a muri di mattoni e scatti di gruppo di ballerini che si abbandonano al suono dei bassi si giustappongono alle prospettive architettoniche della notturna metropoli. Oltre a catturare una comunità dinamica, etnicamente diversificata e strettamente legata alla musica, le immagini raccontano anche la storia di una città in transizione. Le strade del quartiere sud londinese di Brixton non hanno nulla a che vedere con quello che erano alla fine degli anni 2000. Oggi il quartiere è stato in gran parte trasformato dalla gentrificazione; la crudezza e il potenziale inutilizzato di un tempo hanno lasciato il posto a grandi progetti immobiliari redditizi e le scene musicali, quando non completamente disgregate, si sono evolute dalla sottocultura alla tendenza dominante.

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Bieke Depoorter, dalla serie “Agata”, 2017. © Bieke Depoorter / Magnum Photos

La fotografa belga Bieke Depoorter ha incontrato Agata in uno strip bar durante un soggiorno di due settimane a Parigi nel 2017 e l’ha ritratta nell’omonima serie fotografica; un progetto tutt’ora in corso. Nell’intimità che si sviluppa tra la fotografa e il suo soggetto, si racconta una storia dal sapore documentaristico ma che a volte sembra virare verso la finzione. La notte diventa un momento di definizione che rivela, di scatto in scatto, confini e processi di negoziazione interpersonale. Dove la vicinanza è palpabile, la distanza non è mai lontana. La forza del dialogo tra Bieke e la sua musa Agata si gioca sullo sfondo, furtivamente. Chi guarda chi? Chi si sente più attratto da chi? Che cosa costituisce un litigio giocoso tra di loro? Qual è il significato dello sguardo severo e serio che viene seguito dalla macchina fotografica? Le immagini si combinano con note personali, creando un viaggio intimo nelle notti che vivono la fotografa e la sua modella e nei mondi emotivi che le accompagnano. Bieke e Agata sono d’accordo sul fatto che i ritratti fotografici hanno portato Agata a una maggiore conoscenza di sé. Tuttavia, dopo più di due anni passati insieme a lavorare, anche il ruolo della fotografa è cambiato.

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Bárbara Wagner e Benjamin de Burca, Estás Vendo Coisas, 2016

Realizzato dal duo artistico composto da Bárbara Wagner e Benjamin de Burca, il video Estás Vendo Coisas (Tu stai vedendo cose) interpreta il Brega, movimento musicale pop brasiliano solitamente denotato da uno stile musicale dai testi sentimentali ed esagerazioni drammatiche che lo portano conseguentemente a essere associato al cattivo gusto estetico. Tuttavia, il movimento Brega dovrebbe essere visto come un complesso fenomeno socioeconomico, caratterizzato da sofisticati metodi di produzione e distribuzione. Il formato del video musicale gioca qui un ruolo cruciale: dà voce a una nuova generazione di artisti pop che operano nelle terre di confine del Brasile nord-orientale, che fungono da modello e stanno sviluppando un’immagine potente con cui la gente può identificarsi. Il film è stato girato con personaggi attuali della scena musicale e segue due protagonisti nel loro percorso creativo dallo studio al palcoscenico: un parrucchiere e musicista il cui soprannome notturno è MC Porck e la vigile del fuoco e cantante Dayana Paixão. Nel buio della discoteca, le melodie d’amore e di successo si scontrano con gesti espressivi e colori vivaci dando forma a un musical straordinario.

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Tutte le immagini: Courtesy Fotomuseum Winterthur

Immagine di copertina: Tobias Zielony, Make Up, 2017. Dalla serie “Maskirovka”. © Tobias Zielony. Coutesy Tobias Zielony e KOW, Berlin

Si ringrazia per la collaborazione: Julia Sumi

Il mio racconto fotografico è pubblicato QUI © Fausto Colombo / L’incertain regard

 

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