Quinzaine Zürich

Il “green cinema”, un numero record di donne e molte star di Hollywood. Sono i piatti forti con cui verrà servita la 15° edizione del Zurich Film Festival (ZFF), l’ultima diretta da Nadja Schildknecht e Karl Spoerri, suoi fondatori. Dal 26 settembre al 6 ottobre la città sulla Limmat si trasformerà in un gigantesca sala cinematografica. Sul suo schermo i film più attesi della stagione autunnale. Per soddisfare un pubblico di oltre 100’000 spettatori

Il ZFF è l’unico festival al mondo dove il “red carpet” si colora di verde. Sin dal 2005, quando i condirettori con quest’atipica scelta si attirarono l’ilarità di molti, e quando Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg aveva solo due anni. Considerato il grado di mediatizzazione raggiunto dalla problematica ambientale, quella decisione si è rivelata quanto mai lungimirante. E l’elemento distintivo del festival zurighese verrà quest’anno calpestato da numerosi registi i cui lavori mirano a sensibilizzare il pubblico sulla necessità di proteggere l’ambiente. La kermesse cinematografica verrà inaugurata con la grande produzione elvetica Bruno Manser – Die Stimme des Regenwaldes di Niklaus Hilber, interpretata da Sven Schelker nel ruolo dell’attivista ambientale nato a Basilea scomparso nella giungla del Borneo malese nel 2000 e dichiarato ufficialmente disperso cinque anni dopo. Si succederanno documentari a forte richiamo civico come Sanctuary, sulle precarie condizioni dell’Antartide, che il produttore e protagonista Javier Bardem, ospite anche di un Master, presenterà personalmente; Watson, biopic sul fondatore di Greenpeace Paul Watson; Sea of Shadows, che analizza la caccia alle balene. Anche nella sezione ZFF for Kids sono presenti due film dalle tematiche ecologiche: Storm Boy e Phantom Owl Forest. “L’onda verde che sta attraversando il cinema, sottolinea il direttore artistico Karl Spoerri, dimostra ancora una volta quanto l’arte possa essere uno sismografo dei tempi”.

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Un fotogramma dal film My Zoe diretto da Julie Delpy

L’edizione di quest’anno verrà ricordata anche per essere quella con la maggior presenza femminile dell’intera storia del festival. Sono ben 55, “toutes sections confondues”, le registe partecipanti, con un aumento del 39% rispetto lo scorso anno. “Fortunatamente, ci sono sempre più donne che raccontano storie da una prospettiva femminile”, afferma Karl Spoerri. Da segnalare Radioactive, sulla vita di Marie Curie, la prima donna a vincere un premio Nobel, che verrà presentato dalla regista Marjane Satrapi, e My Zoe, di e con Julie Delpy nel ruolo di una scienziata intenzionata a clonare sua figlia. Occasione per la cineasta francese per raccontare, al simposio “Women of Impact”, la sua esperienza di donna nell’industria cinematografica. “Se nel programma, più di qualsiasi altro festival, sono presenti così tante registe, forse il motivo è da ricercare nello staff del ZFF, composto per l’80% da donne!”, suggerisce la co-direttrice Nadja Schildknecht.

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Un fotogramma dal film Seberg diretto da Benedict Andrews

Una tendenza confermata dalla scelta di conferire due dei più prestigiosi Golden Eye del festival ad attrici del calibro di Kristen Stewart e Cate Blanchett. La prima riceverà il Career Achievement Award in occasione della proiezione di Seberg, un film che la vede incarnare Jean Seberg, l’attrice che raggiunse lo status di icona di culto dopo essere apparsa in A Bout de souffle diretto da Jean-Luc Godard. La giovane star hollywoodiana sarà anche ospite di “A conversation with” dove parlerà della sua carriera. “Kristen Stewart è senza dubbio una delle attrici più versatili della sua generazione, dichiarano all’unisono Nadja Schildknecht e Karl Spoerri, e nonostante la celebrità ottenuta con la saga Twilight, che le avrebbe permesso di collezionare un blockbuster dietro l’altro, ha preferito soddisfare le sue esigenze artistiche privilegiando ruoli in film d’autore”. Il Golden Icon Award, il riconoscimento artistico più ambito del festival, verrà invece assegnato alla due volte vincitrice dell’Oscar Cate Blanchett. Dopo Glenn Close nel 2017 e Judie Dench nel 2018, è la terza volta di fila che una donna si aggiudica questo premio. A Zurigo, l’attrice di origine australiana presenterà il suo ultimo film Where’d You Go, Bernadette diretto da Richard Linklater, oltre a essere la protagonista di una retrospettiva ricca di dodici altre pellicole.

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Un fotogramma dal film Just 6.5 diretto da Saeed Roustaee

A conti fatti il ZFF proietterà un totale di 171 film, nove in più rispetto al 2018, rappresentanti 58 paesi, co-produzioni incluse. I tre concorsi che assegnano il Golden Eye al miglior film, al miglio documentario e alla miglior produzione in lingua tedesca proveniente da Austria, Germania e Svizzera, si concentreranno sul cinema giovane e originale, con un totale di 44 opere prime selezionate. Da segnalare nella competizione internazionale dedicata ai lungometraggi composta da 14 titoli, che verranno valutati da una giuria presieduta da Oliver Stone, ben due film iraniani: il thriller poliziesco Just 6.5, uno dei più grandi successi di tutti i tempi in Iran, e la prima europea di Son-Mother che segna il debutto alla regia di Mahnaz Mohammadi. L’Italia? Non pervenuta. Anche quest’anno, con la sezione “Gala Premieres”, il festival proporrà i titoli più attesi della stagione già in odor di Oscar. Fra i titoli: Joker di Todd Philipps, già Leone d’Oro a Venezia, The Laundromat di Steven Soderbergh, Le Mans ’66 di James Mangold, Marriage Story di Noah Baumbach, Pavarotti di Ron Howard, The Farewell di Lulu Wang e Deutschstunde di Christian Schwochow.

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Un fotogramma dal documentario Bellingcat diretto da Hans Pool

Dopo il fortunato debutto dello scorso anno tornerà la sezione “Hashtag”, dimostrando quanto un festival cinematografico possa essere interpretazione artistica di un quotidiano in continua imprevedibile mutazione. Il tema #SpeakingTheThruth presenterà otto titoli che, analizzando il diffondersi sempre più veloce delle fake news a causa di social media e smartphone, spezzano una lancia in favore del giornalismo. Se film come The Report e Official Secrets, raccontano di whistleblowers alle prese con scomode verità, altri come Bellingcat – Truth in a Post-Truth World  e Panama Papers, evidenziano l’essenziale ruolo del giornalista in una democrazia. Completeranno il programma le sezioni “New World View” dedicata quest’anno alla più recente produzione cinematografica colombiana, “Border Lines” incentrata su argomenti d’attualità che ruotano attorno a conflitti sociali e territoriali, “Window” con titoli provenienti dai festival metropolitani di San Sebastian e Hong Kong, e “Series” che, cavalcando il trend delle serie televisive, ospiterà Gösta, realizzata dal regista di culto svedese Lukas Moodysson.

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I fondatori e condirettori del Zurich Film Festival: Nadja Schildknecht e Karl Spoerri

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Immagine di copertina: un fotogramma dal film Bruno Manser diretto da Niklaus Hilber

Tutte le immagini: Courtesy Zurich Film Festival  

 

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